il 15 Marzo 2011 premio “Libero accesso” al nostro associato Renato Toffon
È con estremo piacere che vi informo che ieri 15 marzo, al Centro Congressi Confartigianato è stato assegnato il premio “Libero Accesso”, un progetto che promuove e sperimenta un processo che parte dai bisogni per arrivare al prodotto, attraverso un processo di confronto alla ricerca di benefici per tutti.
Hanno presenziato il presidente provinciale di Confartigianato Giuseppe Sbalchiero, il Vice presidente della Regione Veneto e Assessore al Turismo regionale Veneto Marino Zorzato, il presidente di Design for All Italia Luigi Bandini Buti e l’ambasciatore di Design for All per l’Europa Pete Kercher.
presidente Design for All Italia: Luigi Bandini Buti è architetto ed ergonomo europeo oltre a essere docente al Politecnico di Milano
Miglior progetto 2010 è risultato “Etichetta a lettura facilitata” che offre la possibilità di essere letta da non vedenti, ipovedenti e normo-vedenti e permette di riconoscere un capo di abbigliamento per le sue caratteristiche tecniche per poi poterlo trattare in autonomia senza rischi di sbagliare candeggio o rovinarlo con il ferro da stiro. Al progetto è stato conferito il marchio “Start Design for All” (riconosciuto dallʼAssociazione Design For All Italia).
Altro passo importante per il progetto è stata la registrazione come brevetto dopo essere stato esaminato e riconosciuto originale dagli enti preposti.
I progettisti, Nadia Bertoli, Francesca Biasotti, Andrea Cocco, Claudio Del Santo, Damiano Zarantonello, De Visini Maurizio, Alessandro Maistrello, Renato Toffon, Massimo Treu, Alessandro Zagati, si tratta di 6 consulenti portatori di handicap, 2 grafici professionisti e 2 artigiani.
L’originalità si può sintetizzare nell’aver definito un codice grafico, leggibile senza difficoltà dai non vedenti, e aver semplificato in qualche decina di etichette tutti i trattamenti dei capi di abbigliamento, dal lavaggio alla stiratura passando per l’asciugatura.
Il metodo che abbiamo seguito per arrivare al prodotto finale è il classico «processo a imbuto» articolato in una serie di tappe logiche durante le quali i partecipanti si sono aggregati in gruppi di lavoro in base alle loro preferenze e caratteristiche. Il gruppo si è continuamente confrontato su ciascuna tappa del processo, ha preso coscienza della necessità, ha analizzato il contingente, ipotizzato diverse soluzioni più o meno fattibili, seguendo un procedimento che passa dalla divergenza indispensabile alla creatività, per poi procedere verso la convergenza sempre più selettiva delle idee e delle proposte. Ciò che ha caratterizzato principalmente questa esperienza è stato il prendere contatto con una realtà completamente diversa dal quotidiano impegno. Per i non vedenti, o ipovedenti, partecipare alla creazione di un nuovo prodotto, dall’altra parte, per i professionisti usare normali strumenti per i vedenti e riuscire a trovare una chiave che sia condivisibile con i futuri fruitori del prodotto.
Il percorso, come accennato, è partito con un’estrema libertà di pensiero, libero da vincoli e da schemi, per poi, volta per volta, essere depurato di quelle cose che si mostravano essere delle sovrastrutture e quindi si potevano eliminare senza snaturare l’obiettivo finale. È stata un’operazione che ci ha messi a confronto con innumerevoli problematiche di carattere etico, progettuale, metodologico, ma anche di fattibilità .
L’esperienza di progettazione, con persone di preparazione così variegata, con la consulenza attenta e minuziosa da parte di tutti, è stata unica ed indescrivibile. Il lavorare con il linguaggio tipico dei vedenti, segni, masse e forme, e riuscire a condividerlo con un non vedente che interpreta la stessa cosa di un normodotato è stata di per se un’emozione. Il piacere di poter comunicare.
Altri due momenti sono sicuramente stati importanti in questa esperienza: l’annuncio della vincita del progetto, onestamente non aspettata in quanto avevamo lavorato non tanto al premio quanto alla realizzabilità del prodotto stesso, alla speranza di poterlo un giorno trovare appeso ai capi di abbigliamento. L’altro grande momento è stato quando Pete Kercher, Luigi Bandini Buti e Paolo Favretto (designer e membro della giuria), hanno apprezzato, con lusinghiere affermazioni, l’idea, il percorso e la qualità del lavoro svolto.
Renato Toffon








