Dal Presidente Marina Gemmi
Volentieri riportiamo per conto del presidente dell’associazione Wondernet, Marina Gemmi
Mi è successa una cosa buffa: il mio ex, che fa lo psicoterapeuta, ha usato una mia frase per “curare” un suo paziente che, inconsapevolmente, in un contesto completamente diverso, me l’ha detta.
Riconoscendone la “maternità” ho sorriso e glissato. La frase è più o meno questa:”Quando sei a capo di qualcosa, sia un’azienda, un’associazione, un gruppo, sei sempre tu che devi coltivare, curare, farti carico, etc.” In buona sostanza, colui che vive nel suo io la responsabilità, c’ha sempre da fa! Si smarca il lavoro profondo di accoglienza e consolazione, quello smerigliare gli angoli delle difficoltà di ogni giorno! Tue e degli altri, tutti gli altri.
Sono a capo di un’associazione, modesta come numero di associati, ma sfavillante per valori e significati. Siamo un gruppo di imprenditori che si confronta, studia, si forma e si informa. Facciamo fatica.
E si fa fatica a far fatica, urca!
Quanto sarebbe più comodo criticare come si fa col calcio, la politica, la moda, la religione, la società, invece di dire: noi si farebbe così, e smazzarsi e faticare e ragionare e studiare, e confrontarsi per far scaturire una proposta di valore.
Questa proposta diventa qualcosa di personale che appartiene all’individuo e al gruppo. Questa proposta stratifica e rende più forti quelle convinzioni che ci hanno fatto persone responsabili: è una meravigliosa condanna.
Crediamo di essere evoluti, tecnologici, ma solo mille anni ci dividono dal medioevo. Mille anni nella storia evolutiva sono un soffio. Invece di biasimare e biasimarci, agiamo, con fatica si e ci incontriamo per un’ora alle 8 del mattino per confrontarci e presentare il nostro lavoro, il nostro operato.
Poco tempo fa, mentre risalivamo in seggiovia, un bambino mi chiese: “Ci sono più granelli di sabbia o di neve?” fu una domanda che mi catapultò fuori dalla realtà: come fanno i bambini a farsi venire queste idee? Quali meccanismi accendono la loro fantasia? Ecco io voglio che la mia mente sia dinamica e vivace, che eviti la deriva dell’indolenza mentale e della pigrizia di pensiero. E sto con Wondernet.
Commenti?
Marina
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Commenti
Ciao Marina,
condivido molto di quanto scritto, mi riservo un 10% perchè non si sa mai…
ecco forse è questo, questo sentirsi protetti da una riserva mentale, da un muro che spesso tiene prigionieri noi stessi, le nostre idee, il coraggio che abbiamo e che resta latente. Tutti abbiamo qualcosa di importante da offrire…
Ho sentito una frase che mi è molto piaciuta e che esprime il concetto benissimo, molti la conosceranno e recita così:
” Il Calabrone è grosso e pesante e dotato di due piccole ali che gli impedirebbero fisicamente di volare ….ma lui questo NON LO SA’ ed è per questo che riesce a volare”
Un cordiale saluto,
Valerio

Io credo ci siano più granelli di sabbia che di neve, perchè un cristallo di neve cambia struttura più velocemente (caldo, sole, umidità, peso), tanto che la neve profonda tende a divenire ghiaccio.
Lo stesso fenomeno avviene anche nella sabbia, ma più lentamente, e la sabbia diventa arenaria (ma lasciando vedere la struttura iniziale) o breccia.
quindi ci sono più granelli di sabbia per il semplice fatto che il silicio è più “robusto” di un cristallo di neve.
Ma anche il silicio, o presto o tardi, tutto si trasforma, e non ha molte senso contare quanti fiocchi di neve o quanti granelli di sabbia ci sono.
Il fenomeno che accomuna tutte le forme è quindi il cambiamento.
Mentre scrivo mi accorgo di quanti sforzi sto facendo per crearmi nuovo nel lavoro, e di quanto stupore ha la gente nel vedermi cambiato anno dopo anno.
Oggi non faccio quasi più le cose di tre o quattro anni fa, e capisco che cambiare è stato indispensabile. Altrimenti le cose avrebbero cambiato me, e definitivamente. Anzi, stavano quasi facendolo.